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30/11/2018 13.15 - Acqua pubblica, “sbagliato rinunciare alla regolazione indipendente”

Dopo l’analisi n. 108 del Laboratorio Spl di Ref Ricerche, che ha quantificato in 20 mld di euro l’onere derivante dal primo anno di applicazione della Pdl M5S sull’idrico al vaglio della Camera, è stato pubblicato un secondo approfondimento (n. 109), questa volta dedicato agli effetti di un passaggio delle competenze regolatorie dall’Arera al Minambiente.

Questa prospettiva definita dall’art. 8, comma 1, della proposta di legge Daga A.C. 52, in particolare, “solleva qualche perplessità”, secondo il Laboratorio Spl, poiché “rinunciare alla regolazione indipendente è una scelta sbagliata”.

“Molte delle insoddisfazioni lamentate dai cittadini e catalizzate dai movimenti referendari hanno origine proprio nella regolazione del dicastero dell’Ambiente” tra 1996 e 2009. “Le evidenze del lungo periodo dell’egida ministeriale sul servizio idrico integrato sono abbastanza povere di risultati”. Invece, “chiare sono le evidenze circa i benefici della regolazione indipendente nel periodo recente”.

Uno dei problemi principali sta “nell’alternarsi delle maggioranze di Governo” che “espone la gestione dell’acqua al ciclo elettorale e allontana il settore da quelle regole certe e consistenti che hanno consentito negli anni recenti di innescare un ciclo virtuoso di miglioramento della qualità e di sostegno agli investimenti”.

Allo stesso tempo, però, può essere comunque valida “l’opportunità di ribadire e rinforzare le prerogative del Parlamento e dell’Esecutivo nei confronti della gestione dell’acqua. Il Primo dovrebbe fissare i principi generali che individuano l'ambito di esercizio e gli obiettivi dei poteri regolamentari delle autorità”, mentre il Governo “è chiamato a disegnare lo sviluppo del settore di medio-lungo termine”.

Infine, il ruolo di un’Autorità indipendente “rimane quello di disegnare regole coerenti con gli indirizzi ricevuti, tradurre i piani di lungo termine in obiettivi intermedi, il disegno in regole e le regole in piani d’azione”.

Ciò che manca, conclude Ref, è una “Strategia ambientale nazionale in grado di indicare le priorità per conseguire i tanti obiettivi riposti nella gestione dell’acqua e in senso più ampio dell’ambiente. Un tale strumento, ad esempio, dovrebbe affrontare le cause e i rimedi dei ritardi accumulati nel Mezzogiorno, segnatamente in Sicilia, Calabria e Campania, dove la regolazione da sola non appare sufficiente a sortire gli esiti auspicati”.